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Solitudine Depressione in Chat

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Pubblicato da in Storie di Chat · 30 Ottobre 2019
Tags: chat solitudinedepressione chat

Siamo tutti diversi uno dall’altro nel modo di porci e sentire il prossimo, esseri complicati con dei vissuti ancora più unici nel percorso di crescita, ma cosa spinge alcuni di noi ad entrare in una chat e confessare immediatamente i suoi problemi, tristezze, solitudine o depressione?

Chi sono questi uomini e donne che ricercano tante spalle virtuali su cui poter piangere e raccontare storie di vita a volte anche molto sofferte?

Solitudine e Depressione In Una Chat


Una stanza pubblica usata come il confessionale del GF oppure il circolo dei cuori infranti, in attesa di risposte e soluzioni che non possono arrivare se non da noi stessi, a volte anche frutto di pura (malata) fantasia e ricerca di protagonismo. Insomma fa strano pensare, almeno per il sottoscritto, che chi accede in una chat per lamentarsi di solitudine, problemi di salute, cuore o depressione, lo faccia realmente per trovare nuovi amici e non per “utilizzarli” a senso unico come valvola di sfogo.
Quando il lamento e lo stato depressivo perdurano nelle settimane, mesi, ad ogni accesso, significa che in quello stato malato, la persona “ci sta bene” preferendo crogiolarsi su certe problematiche invece che ricercare insieme ad altri, nuove strade, nuovi stimoli per vedere spiragli di luce.
Senza giocare allo psicologo senza arte ne parte, stride, sempre per chi sta scrivendo, come una donna che a suo dire ha una vita lavorativa soddisfacente, magari uno o più figli sani e felici, attiva nello sport, in prima linea per gite ed uscite con amici e conoscenti, possa poi essere quasi sempre depressa, triste ed inconsolabile in chat!
 
Effetto “gatta morta”?
La “piangina” in cerca di consolazione perenne?

Essendoci libera interpretazione, ipotizzo che in molti casi il contorno di vita positivo ed invidiabile sbandierato ai più, sia molto romanzato e lontano dall’essere vero, o che alcune persone viziate fin dalla tenera età, non comprendano che una fortuna è tale per chi ne sa comprendere il valore!
 
Un misto effettivamente tra chi vive davvero un momento di disagio, depressione o solitudine, e chi questo momento lo crea a doc per trovare un calore umano che forse nel reale non ha.
 
Cercare un confronto è parte fondamentale della chat, un parere come un consiglio non fanno mai male sia a chi lo chiede, che a chi lo dispensa, ma possono dei rapporti di conoscenza ed amicizia vertere unicamente su tristezze, ansie, e dall’altra chi consola e sprona sorbirsi nel tempo lo stesso copione?
 
Inizialmente ho citato il confessionale del trash reality; molte trasmissioni girano oramai su persone che si mettono in vetrina alternando momenti di machismo in cui mostrano una forza, interessi e stili di vita invidiabili, alternarsi a scene di immaturità e debolezza celebrale da mettere in discussione se quanto decantato in precedenza, sia una realtà frutto di un fortunato e fragoroso colpo di culo, oppure illusioni e speranze materializzate solo nelle loro fantasie.

solitudine depressione chat
 
C’è chi realmente è solo/a, vite al limite dell’isolamento umano lanciano in queste finestre virtuali un grido, mostrare che esistono ed hanno bisogno di essere parte di un qualcosa, qualsiasi esso sia.

 
Mariti e mogli con vite monotone e rapporti privi di dialoghi significativi, pensionati ancora relativamente giovani con una rete sociale risicata ed economicamente non agiati, single con storie difficile alle spalle, chi è stato schiacciato da famiglie malate, abbandoni e perdite mai metabolizzate, insicurezze che offuscano qualsiasi scenario di positività.
C’è un po’ di tutto questo e fa parte di una normalità che nel mondo reale è tabù! Guai a mostrarsi deboli, soli, insicuri o peggio fragili, bisogna proteggersi da ignoranza, falsità ed opportunismo dilagante; ma anche gettare le negatività con forza nel virtuale mirando alla cieca, non è una sana soluzione.
 
I rapporti umani sono una condivisione, essi si equilibrano tra momenti si ed altrettanti no, pianti e risate, una telefonata, una cena, un pvt in chat, ma limitarli ad un solo specifico momento all’infinito, non li farà durare…

 
Servono stimoli positivi per sorreggere quelli negativi, serve un vissuto reale per comprendere ad entrambi il peso di quel benessere o tristezza: senza credere che il tempo costruirà qualcosa di bello e nuovo dandoci dei piccoli assaggi per comprenderlo (e comprendersi) , il peso della vita altrui non è possibile ne giusto sorreggerlo.
 
Lo stesso psicologo o psichiatra lo fa per un lavoro che si ama, ma in cui cerca anche e una soddisfazione professionale, economica e personale. Un amico/a dovrà sentirsi tale in quel rapporto, bastone su cui farti sorreggere, ma anche l’abbraccio di felicità in un momento condiviso. Il confessionale lasciamolo in chiesa o nella tv di serie C, chi spesso soffre a livello umano, impara ad alimentare una certa sensibilità che è stupido e malsano non mostri proprio qui, spento il collegamento nessuno vi avrà “scoperto” ne peserà l’ipotetico giudizio su come siete, ma i tempi diluiti e la possibilità di esternare in modo meno istintivo vanno presi unicamente come una bella possibilità.

Non voglio insegnare come vivere la vita a nessuno, sto imparando anche io farlo e non senza fatica... ma certe strade hanno mostrato che non portano risultati.
(David D.)



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